I TEMPI STRINGONO. E’ TEMPO DI AGIRE!

Il grido d’allarme l’abbiamo lanciato lo scorso 30 Marzo 2020. Da allora poco è cambiato.

Il nostro Mondo, il Mondo della ristorazione italiana ancora si interroga e vaga senza certezze.
Oltre alla cassa integrazione di 9 settimane per i nostri dipendenti, che ad oggi in tante regioni ancora non si è monetizzata, e all’invito ad indebitarsi con i famosi finanziamenti garantiti dallo Stato non si è visto altro.

Noi come Unione Ristoranti del Buon Ricordo con grande piacere abbiamo accettato nei giorni scorsi  di fare squadra con la RETE DELLA RISTORAZIONE ITALIANA composta da un 26 associazioni di categoria, tramite la quale sono state formulate chiare e indispensabili richieste economiche al governo (https://buonricordo.com/editoriale/emergenza-covid-19-le-8-misure-essenziali-richieste-al-governo)


Agli 8 punti, per noi sarebbe indispensabile aggiungere - così come richiesto a gran voce anche dai nostri Partner di CONFAGRICOLTURA – la reintegrazione dei Voucher oppure di una formula sostitutiva
che snellisca e favorisca il lavoro occasionale
.
Aspettiamo risposte al riguardo.

Intanto la nostra base piange, di giorno in giorno affiorano sempre maggiori preoccupazioni e nervosismi.
Prima che sia troppo tardi, e forse purtroppo è già troppo tardi, abbiamo bisogno di sapere quando e con quali regole potremmo riaprire?
Cosa dobbiamo rispondere alle coppie che avevano preventivato i loro sognati banchetti di nozze per il 2020? Nessuna certezza al momento sulla loro fattibilità o meno.

L’utilizzo del condizionale “potremmo riaprire” non è un caso.
Noi che difendiamo la ristorazione italiana di qualità da 56 anni ci sentiamo offesi quando veniamo da alcuni descritti come possibili realtà altamente contagiose.
Pensiamo di aver dimostrato negli anni un senso di responsabilità e professionalità che nessuno ci può contestare.
Pensiamo di poter tornare alle nostre occupazioni nel pieno rispetto e salvaguardia della salute nostra, dei nostri collaboratori e dei nostri clienti.

Chiediamo solo decisioni rapide e di non chiederci limitazioni tali da costringerci a desistere.
Non vogliamo immaginare una ripartenza della nostra Bell’Italia con le serrande dei nostri e di tutti i ristoranti italiani abbassate.
Il rischio esiste ed è nell’aria.
Aprire per noi tutti deve voler dire riuscire di fare utile per pagare i nostri fornitori,
i nostri dipendenti e tutto il resto.

Se così non fosse possibile non resterebbe che una soluzione: rimanere chiusi.
Una volta si chiamava serrata.

Noi ci mettiamo la faccia.
Non abbiamo paura di urlare ciò che in Italia tantissimi nostri colleghi stanno pensando.
La nostra storia, i nostri fondatori ce lo chiedono.

SIAMO PRONTI A RIPARTIRE
MA DOBBIAMO ESSERE MESSI IN CONDIZIONI DI FARLO.

Per la Ristorazione italiana è il momento di essere compatta e non abbassare la testa.
IL MONDO CI ASPETTA!