Chi siamo

Un po' di storia

Il Buon Ricordo nasce nella primavera del 1964 per volontà, innanzitutto, di Dino Villani, un uomo d’arte e di cultura, ma anche un grande pubblicitario, considerato l'inventore in Italia della comunicazione integrata, capace di dar vita ad iniziative di grande e diffuso successo (basti pensare al primo concorso di Miss Italia, al Premio Suzzara ideato con Zavattini, all’idea di far diventare il 14 febbraio la Festa degli Innamorati, all’invenzione della colomba pasquale per utilizzare in primavera macchinari ed ingredienti del panettone e così via). Villani è consapevole del valore delle tante tradizioni gastronomiche italiane (e qui sta l’uomo di cultura) che - come scrive Vincenzo Buonassisi sul Corriere della Sera nell’aprile del 1964, presentando l’iniziativa - sono in quel tempo “segrete o neglette”. I ristoranti di un certo livello si ispirano per lo più alla cucina d’oltralpe, mentre le trattorie, per rassicurare la più modesta clientela, promettono “cucina casalinga”.

Villani frequenta e discute con grandi gastronomi (Angelo Berti, Giorgio Gioco), è vicino all’Accademia Italiana della Cucina da poco costituita (Orio Vergani) e cerca un’idea capace di valorizzare quella che oggi comunemente si chiama “la cucina del territorio”, di promuoverla e divulgarla, e soprattutto di attrarre i consumatori verso i ristoranti che sono inclini a praticarla e a proporla quotidianamente con giusto rigore. Cerca, insomma, di concepire una formula che induca i ristoratori a “posizionarsi” senza timori e, anzi, con orgoglio, in questa linea di cucina avendone il giusto vantaggio, che consiste nel veder crescere, in quantità e qualità, la clientela. Perché ciò avvenga, o per lo meno abbia inizio col necessario successo, occorre che la formula premi e gratifichi il consumatore con qualcos’altro che non sia solo l’autenticità e la qualità del cibo e dell’accoglienza. I clienti dei ristoranti, per lo più, salvo selezionate eccezioni, sono ancora memori degli stenti patiti in anni recenti: desiderosi di buttarsi alle spalle la povertà e di aprirsi a nuovi stili di vita, sono più attratti da modelli internazionali che dai valori autentici della gastronomia tradizionale italiana.

Ed ecco l’idea del grande comunicatore: ogni ristorante che aderisce deve avere in lista una “specialità” del Buon Ricordo, cioè una portata esemplare del territorio in cui opera. Chi gusta quella specialità riceve in omaggio un piatto in ceramica che ricorda il ristorante e la specialità stessa: un dono destinato a fissare il “buon ricordo” di un’esperienza gastronomica da non dimenticare.

In molte parti d’Italia la ceramica conta tradizioni antiche, a volte millenarie e di vero e proprio artigianato d’arte. I piatti del Buon Ricordo non sono piatti qualsiasi, non sono ceramiche industriali stampate. Si sceglie di rivolgersi ai ceramisti di Vietri sul Mare, una località che affonda questa tradizione nei secoli. Il cotto nasce da una cava locale. I processi di ceramizzazione sono artigianali. I piatti, una volta fatto il “bozzetto” originale, sono dipinti a mano dai decoratori, uno per uno. Non solo: poiché chi vuole può anche usarli in tavola, i colori sono speciali, coerenti alle norme imposte per i contenitori alimentari, rigorosamente senza piombo. L’arte dei cuochi ispira quella dei decoratori, tutto rigorosamente Italian Style.

Un successo che supera ogni previsione. Tutti i media salutano con entusiasmo la bontà dell’iniziativa e la qualità delle scelte.

Dodici ristoranti, nell’aprile 1964 al Circolo della Stampa di Milano si presentano come fondatori dell’Unione e preparano una cena memorabile.

Facciamola breve. Il grande, clamoroso successo iniziale si conferma, dura, cresce. A fine anni ‘60 del secolo scorso i dodici sono più che raddoppiati anche se quasi tutti collocati nel Nord del Paese. Villani, primo presidente-fondatore, lascia il bastone del comando ad un ristoratore: Nevio Zanni, della Giarrettiera di Milano. Che, purtroppo, nel ’72 viene a mancare e lascia la presidenza a Piero Bolfo della Certosa di Pavia. E’ lui che dà respiro prima nazionale e poi internazionale all’Unione. A fine anni ‘70 i ristoranti si avvicinano al centinaio, diffusi un po’ in tutto il territorio a rappresentare il grande mosaico delle tante tradizioni italiane. Negli anni ’80 si sconfina. La ristorazione italiana, in tutte le sue forme regionali, dal Piemonte alla Sicilia, ha riconquistato tutta la sua dignità anche all’estero, in un sapiente (e ancora incompiuto) processo di interazione con l’esportazione di prodotti: di olio, di vino, di frutta e ortaggi, di salumi e formaggi tipici ed autentici. E il Buon Ricordo prolifera in Europa e oltre, fino agli USA, a Hong Kong, al Giappone.

Bolfo è veramente un presidente illuminato: vede lontano e guarda alto. Promuove l’alleanza con il Touring Club Italiano da sempre sensibile ai valori di attrazione, anche da un punto di vista storico-culturale, dell’enogastronomia italiana. Insieme danno vita a studi, convegni riflessioni e dibattiti. Fino ad arrivare, nel 2001, a costituire insieme la “Fondazione italiana Buon Ricordo” per sistematizzare questo genere di iniziative.

E i piatti? Continuano imperterriti il loro cammino. Nessuno li usa per mangiarci dentro (come sta invece succedendo ora che è di moda apparecchiare allegre tavole variopinte): adornano le pareti di tante prime e seconde case, a centinaia. Un colpo d’occhio, un mosaico a colori vivaci che decine di migliaia di italiani esibiscono agli amici e, percorrendoli con lo sguardo, ricordano loro i sapori che hanno gustato, le serate passate a tavola in quei luoghi, le occasioni, la compagnia. Nel 1977 nasce l’Associazione dei Collezionisti: un’iniziativa assolutamente autonoma rispetto all’Unione, cui va tuttavia la grata amicizia dei ristoratori.

Il Buon Ricordo oggi

La cucina “del territorio” oggi non è più né segreta né negletta. Gode anzi di grande considerazione da parte di nutrizionisti, dietologi, storici e, soprattutto, dei consumatori.

Ma il compito dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo (che conta ora un centinaio di associati) è ben lontano dal considerarsi esaurito. La cultura enogastronomica è materia viva e dinamica. La scienza, la tecnologia, le caratteristiche e la disponibilità delle materie prime, inducono una dinamica, in cucina, che deve sempre interfacciarsi con le esigenze dietetiche e con la salute dell’uomo d’oggi. Il prodotto agroalimentare italiano, un tempo poco conosciuto, è oggi talmente apprezzato e ambito nel mondo, da provocare continue, equivoche imitazioni e falsificazioni che danneggiano l’Italia in tutti i sensi.

L’Unione intende lavorare ancor più intensamente perché le evoluzioni, i cambiamenti, la creatività si sviluppino in modo corretto e coerente con la storia culturale dei territori, allo scopo di difendere e diffondere la ristorazione italiana di rigore e qualità, in Italia e all’estero. I ristoranti, professionalmente adeguati e culturalmente preparati, sono ambasciatori di questi valori.